Con grande mio rammarico quest’anno non sono stato scelto come scrutatore per le imminenti elezioni. Un gran peccato, perché da ‘addetto ai lavori’ si vedon cose dietro le quinte che altrimenti sfuggono, e in un seggio del sud ce ne sono… Il pensiero torna alle comunali del 2006 la mia prima esperienza da contatore umano di voti.
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Grande è la mia maraviglia quando vedo arrivarmi, per la prima volta, la lettera di convocazione firmata dal signor Sindaco in persona, un tizio a cui avevo appiccicato il nomignolo di “George W.” per via di una vaga somiglianza col più celebre Bush, nonché per degli irresistibili manifesti elettorali in cui lui si era fatto riprendere in un locale arredato a mo’ di Oval Office.
Strano che avessero chiamato me invece delle torme di disoccupati (ma anche no) che avrebbero impegnato un rene pur di esser presi a bordo. Poi capii. Le elezioni comunali, in un comune da 30.000 abitanti, sono una specie di inferno in terra, ma appena un po’ più caldo.
La domenica è giorno di VotoMercato. Le numerose cariatidi della politica comunale spuntate chissà da dove qualche settimana prima, giustappunto per la campagna elettorale, si appostano nei luoghi strategici dell’edificio scolastico. Ingresso, corridoi, bagni. Si, anche i bagni. Con i denti affilati per l’occasione, di buon mattino questi signori sono lì a darti il benvenuto nel tempio della democrazia, salutarti da cari e vecchi amici e ricordarti che ti avevano promesso delle cose, se solo li votassi.
Ma è con l’incombere dell’ora di pranzo che i movimenti sospetti si intensificano. Dicevo, i bagni. Ecco, non pare normale che alcuni elettori indugino più minuti in cabina, dopodiché si rechino tutti immancabilmente nel bagno antistante. È parimenti sospetta la presenza persistente di alcuni strani figuri in toilette, ad incontrare uno dopo l’altro i cittadini ligi al dovere. Sospetti che vengono anche al Presidente del mio seggio quando gli pare di scorgere un movimento di cellulari e banconote, tanto che si decide per l’invio delle Forze dell’Ordine municipali a ristabilire la legalità nell’area.
Le ore successive trascorrono senza ulteriori sussulti tranne quando un tizio sulla trentina, volto lampadato e tessera elettorale ancora intonsa, non decide di provare il suo cellulare nuovo proprio in cabina. Ecco, lui vuol fare la foto, ma intende anche accertarsi di contrassegnare il simbolo giusto! E così telefona: “Juààà! Addòv’iè c’ha ditt’ dov’ ià mett’ a croc’? Sott… sott… non c’ stà nudd! Vicin’ a ddov’?” ( tradotto: Giovanni, non trovo il simbolo su cui mi avevi consigliato di apporre la crocetta. Sotto… non vedo nulla. Vicino dove? etc. ). In seguito alle rimostranze espresse dal Presidente di Seggio, il signore in questione risponde “un attimoooo!“. Cabina telefonica occupata, e poi diamogli il tempo di immortalare il magico momento, no?
Giunge quindi il lunedì e il momento della verità: lo spoglio. Un’ora prima circa si assiste ad un curioso fenomeno: decine di ragazzini e ragazzine si accalcano di fronte alle aule. Se gli chiedi chi sono risponderanno: rappresentanti di lista. Se gli chiedi di che lista a volte non lo sanno nemmeno loro: il più delle volte è quella di Arcore, ma ce ne sono di tutti i gusti. Se gli chiedi se sono dei mercenari risponderanno che hanno preso 50€ per il disturbo. Se gli chiedi quale sarebbe il disturbo non sanno nemmeno questo: sono lì, fanno presenza, chiacchierano tra di loro, si disinteressano delle operazioni di voto e dopo ripassano in sede a intascare. Ci si chiede perché un partito paghi così di buon grado tutti questi nullafacenti, nonostante sia imperativo lottare duramente contro i brogli delle sinistre invece di oziare; infine si insinua il sospetto che qualcosa per il partito l’abbiano effettivamente fatta, ma a votazioni ancora in corso. Incredibile la qualità delle fotocamere dei telefonini moderni…
Si apre l’urna e si scopre, nostro malgrado, che i più cattivi, acidi, petulanti difensori del proprio voto dal broglio altrui sono gli stessi candidati. Per lo più gente improbabile e neanche lontanamente presentabile, che spera nel colpaccio della vita e ti mangerebbe un braccio se gli annulli un voto dubbio; presenti contemporaneamente in tutti i seggi del paese, non si sa come facciano, rompono l’anima a ogni scheda estratta.
I più attivi sono quella che io chiamo “Gabriella Carlucci” ( per via del manifesto elettorale in pieno stile soubrette mediaset ) e consorte, ciarliere e trafficone che anni prima si arrangiava alla giornata, poi miracolato con un posto da assessore; entrambi entrati in politica con Forza Italia, scaricati dal partito in quanto impresentabili persino per loro, raccolti dall’unico altro partito che potesse raccattare questi casi umani: l’UDC. Solo che gli elettori non hanno colto la variazione e continuano a scrivere il nome della simil-soubrette accanto al simbolo di Berlusconi.
TRAGEDIA! Voti nulli, per il presidente. Voti validi, per loro, e insulti conditi da minacce di azione di forza se non glieli abbuonano. Tutti! Avanti così per mezz’ora, aizzando tutti i rappresentanti di lista della coalizione, fin lì alquanto apatici, fino a che non giunge acclamato dal resto della folla l’intervento dei vigili. Dio benedica il corpo della Polizia Municipale, quando ripenso a quei momenti!
La fatica volge al termine, ma i conti non quadrano: mancano dei voti al totale. I candidati ci osservano con occhio truce che sembra ammonire: “se ci togliete anche un voto solo vi facciamo finire tutti in galera“. Uno che dice di essere amico di famiglia mi chiede di controllare che i suoi voti vengano messi correttamente a verbale perché “qua succedono cose strane contro di me“. Si riconta, tutto daccapo. Fa tardi, fa buio. Sono le nove di sera e finalmente si compilano le scartoffie, mentre nel seggio accanto, a seguito di discussioni laceranti con i suddetti candidati, si è deciso di ricontare una parte dei voti, ancora. Sennò qua succede un macello, dicono.
Adesso ho capito perché per le comunali hanno scelto me per questo lavoraccio. Adesso capite perché, elezioni politiche – niente preferenza – lavoro facile, stavolta guarda un po’ non mi hanno prescelto per servire la Democrazia al seggio. Ora comprendete, ma lo sapevate già, il perché del titolo di questo articolo; e quest’anno anch’io seguirò il match elettorale comodo in poltrona, preso dalla frenesia dello zapping, pur non sapendo stavolta per chi fare il tifo.
4 Commenti
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tu…sarai dietro ai brogli!
Ehehe XD
Fulvia, posso dirti tranquillamente che se quel giorno avessimo tolto un voto a qualcuno, chiunque, ce la saremmo vista brutta… altro che le chiacchiere del berlusca sui brogli, ogni volta che le sento mi vien da ridere :asd
Mi piace perchè quando si tifa una parte che poi perde, allora ci sono i brogli, mentre quando vince la propria, i brogli prorpio non ci sono stati…giammai, figuriamoci!
il tentativo di persuasioni con questo titolo “racconto dai seggi” è abbastanza ridicola. Non tantissimo, ma abbastanza.
Peccato che Giuliano Amato, certamente tra i ministri più stimati e capaci del Governo Prodi II, non si sia lamentato e anzi ha operato con misuere di maggiore trasparenza e controllo.
Non a caso ha invitato Pisanu e “controllare” la sua direzione nei gg delle elezioni.
Ancor più ridicolo, non direi abbastanza ma decisamente tantissimo, è commentare degli articoli senza averne compreso il contenuto (e fin qui è quasi la norma, una triste epidemia nella blogosfera) né notato un dato fondamentale: l’articolo è stato scritto e pubblicato tre giorni prima del verdetto del 14 aprile.
Quando ancora si diceva “si può fare”.
Alla luce di questo, sarebbe persino superfluo specificare che non ci si riferisce nemmeno a queste elezioni ma a specifici fatti accaduti in un altro contesto, come si evince agevolmente una volta letto – questa volta davvero – il pezzo.
Saluti.