La scomoda verità  di ( e su ) Al Gore

Al Gore

I am Al Gore, I used to be the next President of the United States of America…

Così esordisce Al Gore nel suo film appena uscito nelle sale italiane “Una scomoda verità “, un Al Gore che decisamente non mi aspettavo. Diventato noto in tutto il mondo per essere stato il vicepresidente di Clinton, e tragicamente famoso per aver vinto e tuttavia perso le presidenziali del 2000, i media americani lo hanno sempre dipinto come una persona non troppo colta né intelligente ( si diceva che leggesse molto poco ); l’immagine che ne conservavo era quella di un politico incerto ed ingessato, in parole povere un perdente.

In questo film, che tra l’altro ho potuto vedere – per vie traverse – anche nella versione in lingua originale, ho conosciuto un Al Gore diverso ( oppure il regista è un mago… ). Interessante e brillante, tiene conferenze-show sull’ambiente e sui mutamenti climatici: praticamente un Beppe Grillo senza sudore né parolacce.

La sostanza del film è, a grandi linee, nota a tutti noi, e cioè che il clima sta realmente mutando in modo rapido ( vedi il ciclone extratropicale di ieri sulla Germania ) e che, la climatologia insegna, nella storia della Terra si sono verificati profondi sconvolgimenti nel giro di anni o decenni, quindi la faccenda rischia di riguardare non i nostri pronipoti, ma già  i nostri figli.

Certo, ci sarà  sempre qualche coraggioso ambientalista scettico pronto a sostenere che tutto va bene e qualcun altro per cui l’economia viene prima di tutto. Allo spettatore il giudizio su chi ha ragione. Secondo me Gore sostiene delle tesi giuste e ragionevoli, o quantomeno più prudenti di quelle voci ottimiste e facilone che dicono “l’effetto serra ? Una stupida invenzione dei giornalisti”.

Ma torniamo a parlare del personaggio-Gore. Per quanto mi riguarda la prima domanda che mi sono posto dopo aver visto il film è: lo ha fatto per farsi pubblicità  ? Sembrerebbe di no, visto che nei piani democratici per l’assalto alla presidenza c’è la moglie del suo ex capo.

La seconda domanda: e se avesse vinto lui nel 2000 ? Cioè, si, in un certo senso ha vinto… intendo, se si fosse insediato lui alla Casabianca dopo le elezioni del 2000 ?

Wow, un ambientalista al posto di un petroliere circondato da petrolieri, un uomo di mondo al posto di uno che non sa nulla tranne che di ranch texani, un piacevole conferenziere al posto di uno che fatica a parlare un inglese senza accenti, uno che scrive libri sull’ambiente al posto di questo bifolco qui che non legge altro che la Bibbia. Però, che mondo diverso sarebbe…

Davvero ?

Peccato che il povero Al sia già  stato per otto anni nelle stanze del potere e i risultati non sono di quelli che si ricordano. Scrive Michael Moore ( non un sospetto di simpatie repubblicane ) nel suo libro “Stupid white men” a proposito delle politiche democratiche sull’ambiente nel 1992-2000:

- Hanno “sabotato” il protocollo di Kyoto facendo includere nel calcolo delle emissioni USA anche foreste e terreni coltivati, rendendo le misure del trattato meno efficaci.

- Hanno accelerato le trivellazioni di gas e petrolio ai livelli dell’era Reagan, dando anche il via alla creazione della Riserva Petrolifera dell’Alaska.

- Non hanno costretto i costruttori di automobili ad abbassare le emissioni, facendo in modo che le auto del 2001 inquinassero come quelle del 1980 ( link ).

- Hanno rinviato al 2004 la riduzione dei livelli massimi di arsenico nell’acqua potabile previsti dalla legge, fermi agli anni ‘40.

Quando Bush è entrato in carica nell’aria si è diffusa un bel po’ di paranoia: dovunque, gente per bene e liberal davano fuori di testa, terrorizzati all’idea che quel gran-figlio-di-Bush avrebbe fatto a pezzi l’ambiente [...] Ma Bush è solo la versione più orrenda e in qualche modo più “cattiva” di quello che ci siamo dovuti sorbire per tutti gli anni Novanta.

[...]

La verità  è che George W. Bush non ha fatto altro che CONTINUARE la politica degli ultimi otto anni dell’amministrazione Clinton/Gore.

Insomma, la solita vecchia storia della sinistra che all’opposizione fa la sinistra, per governare poi esattamente come la destra. Ne sappiamo qualcosa noi italiani di sinistra, ostaggi dell’ “ala moderata”, nevvero ?

Già , cosa farà  a proposito di ambiente Hillary, o chi per lei, quando la Casabianca tornerà  democratica ? Darà  per la prima volta ascolto a questa nuova ondata di idealismo ambientalista o continuerà  col suo “business as usual”, l’economia prima di tutto, senza preoccuparsi che le ondate – quelle vere – di acqua e fango si portino via qualche altra metropoli ?

9 Commenti

  1. il finale è ottimo. la sinistra al governo diventa destra. sia per i veri problemi economici da affrontare, sia per il trasformismo da poltronista. la nostra sinistra non riesce piu’ ad essere progressista. al masimo, “riformista”, che fa rima con de-formista e tras-formista.

  2. “Riformista” è una formula magica che puà significare tutto o niente.

    Per alcuni significa tagliare le pensioni, come i “riformisti” Padoa Schioppa e amici.

    Per altri significa riformare radicalmente la società  riducendo privilegi storici, smontando le caste e le lobby che blindano le professioni ai giovani figli di nessuno che vorrebbero accedervi, rendendo le università  un sistema aperto e vivo e non un carcere burocratico com’è adesso.

  3. ciao justfran.
    un bel post.
    ti ho risposto dall’”altra parte”.
    aggiungo che la borghesia americana ha i figli che si merita.
    figli che la porteranno alla distruzione…..perchè se qualcuno non li ferma (e anche i democratici sono agenti attivi del sistema)è quello il destino che riguarda tutti….

  4. Io vorrei vederlo, ma ad Avellino non arriva e poi dicono checi si riduce a fare i pirati :cry:

  5. Neanche a Bari è uscito :angel:

  6. Dal tuo bel post ricaverei una morale un po’ diversa.
    Se fosse vero che la sinistra, come dice rigitans, appena arriva al governo diventa destra, allora cià vorrebbe dire che la sinistra non ha un programma politico, dacché messo alla prova dei fatti si scioglie come neve al sole.
    Francamente non ho tanta voglia di accettare un discorso del genere.
    Forse sarebbe da ripensare alcune cose. Forse sarebbe il caso di pensare che valutare la praticabilità  di certe soluzioni non è una rinuncia a grandi principi, ma l’essenza della politica.
    E se il dibattito politico fosse incentrato, anziché sul suscitare emozioni, sulla praticabilità  delle soluzioni forse la gente sarebbe meno menata per il naso da politici di tutti gli schieramenti che ormai esercitano solo l’arte di riempirsi la bocca per poi fare solo quello che gli pare e piace.

  7. E’ abbastanza difficile, se non impossibile, tener fuori le “emozioni” dal dibattito politico ( come da quasi ogni attività  umana, del resto ).
    Il suddetto dibattito si ridurrebbe ad uno scontro tra tecnici, in un linguaggio poco comprensibile ai più, il che non è certo allettante dal punto di vista elettorale.

    C’è di positivo che oggi in Rete si trovano fatti, dati e fonti verificabili e si puà discutere su quelli, invece di commentare solo le notizie semplificate ed interpretare date dai media tradizionali, solitamente solo parzialmente indipendenti.

  8. Dice Etienne64: “Forse sarebbe il caso di pensare che valutare la praticabilità  di certe soluzioni non è una rinuncia a grandi principi, ma ll’essenza della politica”.
    Gli chiedo: quali principi?
    Continua Etienne64: “E se il dibattito politico fosse incentrato, anziché sul suscitare emozioni, sulla praticabilità  delle soluzioni forse la gente sarebbe meno menata per il naso da politici di tutti gli schieramenti che ormai esercitano solo ll’arte di riempirsi la bocca per poi fare solo quello che gli pare e piace”.
    Gli chiedo: quando le soluzioni sono praticabili e rispetto a cosa?

  9. Che dire… Kennedy odiava il fatto che tutto quel denaro (miliardi di dollari) sparisse nel buco nero della “Difesa”…
    Qualcuno (Vidal) gli disse che poteva fare qualcosa: era il Presidente, cazzo! Se non poteva lui…
    Kennedy sorrise, scosse la testa e disse che ci sarebbero voluti 4 anni… come poteva far pulizia e al contempo farsi rieleggere?

    Magari, se Kennedy non avesse battuto Nixon, l’avremmo sentito denunciare le folli spese per la Difesa, come fa adesso Gore per l’ambiente…
    Il problema di Gore è che era vicepresidente e che in seguito era candidato presidente: in quelle circostanze non puoi permetterti di dire pubblicamente certe cose…
    Poi, quando è stato bruciato, ha potuto permetterselo e oggi va di moda, tanto che ci prova pure Bush, ma testadicazzo chi gli crede!

    Bel post! :up:


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